Le canzoni più belle e le più brutte del 2011 secondo noi

Il 2011 è ormai agli sgoccioli e, come ogni fine d’anno che si rispetti, è inevitabilmente tempo di classifiche. Quali sono, quindi, le canzoni più belle e quelle più brutte del 2011? E’ difficile decretarlo dato che i gusti son gusti e non si discutono. E non ci sono classifiche che tengono! Sarebbe forse più semplice riportare la classifica delle canzoni più ascoltate dell’anno (che, in qualche modo, sono anche le canzoni più belle per molte persone), ma abbiamo preferito fare a modo nostro.
Scriviamo di musica tutto l’anno e vi allietiamo tutti i giorni con i nostri articoli sui successi del passato e soprattutto su tormentoni del presente ma effettivamente ci conoscete molto poco. Non sapete che tipo di musica ascoltiamo né i generi musicali che proprio non sopportiamo. Sperando di farvi cosa gradita, abbiamo pensato di regalarvi per Natale la nostra personale classifica delle canzoni più belle e più brutte di questo 2011 che sta per finire. A dire il vero non si tratta proprio di una classifica: ognuno di noi, non vincolato da esigenze editoriali, ha espresso le proprie preferenze musicali dell’anno che si sta per concludere, ognuno con il proprio stile, chi più discorsivo, chi più telegrafico. Siete d’accordo con noi (o con qualcuno di noi)? Ditecelo nei commenti!
La canzone più bella del 2011 secondo me è Turning Tables di Adele. Ancora più struggente di Someone like you ma non così super-sfruttata, è una bellissima ballata, e la voce di Adele è in assoluto la rivelazione dell’anno secondo me. E poi fa piangere, e ogni tanto un bel pianto è liberatorio
La canzone più brutta è S.E.N.I.C.A.R. di Marracash e Guè Pequeno, volgare e fastidiosa. E mi fermo, perché potrei solo peggiorare
La canzone più bella del 2011 è Arriverà. Questa canzone dei Modà feat Emma, seconda sul podio del Festival di Sanremo 2011, tratta del tema dell’amore, forse in modo un po’ banale, ma sincero, poiché in amore spesso si ricevono promesse del genere Non ti lascerò mai che però poi, come al solito, vengono infrante, per via di contrasti e bugie… e chi più ne sa, più ne metta! Arriverà è quindi una canzone molto vera, che racconta dei problemi che può recare l’amore, ma che dà anche un barlume di speranza a chi sta vivendo una situazione triste, spiegando che prima o poi… cambierai la tristezza dei pianti in sorrisi lucenti tu sorriderai.
Quindi in un certo senso perché disperarsi per un amore finito se poi… arriverà il sapore del bacio più dolce e un abbraccio che ti scalderà?
La più brutta è Vuoto a perdere: una canzone di Noemi Scopelliti, parte del cd Rosso Noemi 2011, già dal titolo troppo negativa non adatta da ascoltarsi nei momenti di crisi, quando la gente ha solo bisogno di sentirsi rassicurata… Questa canzone è cantata da una donna con la voce di una donna… Sono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere, dove per vuoto a perdere si intende qualcosa di inutile… ed è brutto che una donna arrivi a cantare queste parole di sé, va bene che si perdono le speranze, va bene che uno si demoralizza, ma al punto di credersi inutile no.
Già la gente lo fa di suo a volte e se arriva pure a farla sentire inutile una canzone… Non mi sembra il caso! Secondo me già dall’attacco e andando avanti con frasi di questo tipo: la mia cellulite, le mie nuove consapevolezze; quanta vita che ho buttato; vado a fare la spesa ma non mi fermo più a cercare qualcosa, qualche cosa di più che alla fine poi ti tocca di pagare, non è l’ideale da ascoltarsi in uno stato di depressione. Melodicamente può essere anche piacevole, magari tradotta in giapponese – a chi non sa il giapponese, potrebbe anche trasmettere serenità.
La canzone più bella dell’anno è Io confesso dei La Crus. Non solo una semplice dichiarazione di amore e dipendenza indissolubile, ma anche una confessione/esibizione impenitente dell’incapacità di mantenersi fedeli. Il fascino irresistibile e oscuro del Don Giovanni e della sua ostentata sicurezza da schiaffi, amplificato dalla malinconia che bagna gli arpeggi di chitarra e dal pathos di squarci orchestrali dalla generosa potenza anni ‘60. Al momento l’ultimo prezioso gioiello della premiata ditta Mauro Ermanno Giovanardi-Cesare Malfatti, ora entrambi solisti.
La canzone più brutta dell’anno è, invece Mr Saxobeat di Alexandra Stan. Un sassofono campionato che suona molto finto, una voce trattata al computer, nelle parti strumentali suoni di contorno insignificanti quanto certi brani adatti solo alle sfilate di moda… e la modalità in loop della dance portata al livello davvero troppo ripetitivi. Un video di una seduzione banale e un tormentone da dimenticare prestissimo.
La canzone più bella del 2011 è We all go back to where we belong dei R.E.M., una canzone che potrei ascoltare anche 1000 volte di seguito (e che forse ho già fatto :-s). Una bella ed emblematica uscita di scena per i R.E.M., un gruppo di cui sentiremo la mancanza nel panorama musicale.
Le donne di Fabri Fibra è invece la canzone più brutta dell’anno. Un testo talmente stupido che non capisco come si faccia ad ascoltare. Ma Fabri Fibra, in quanto a testi poetici, ci ha regalato più di una perla nel corso della sua carriera. Applausi per Fibra (cit.).
La canzone più bella del 2011 è I Need a Dollar di Aloe Blacc. Raffinata, irresistibile, semplicemente bella. Sentire nel 2011 un pezzo soul a regola d’arte, come non se ne sentivano da almeno trent’anni, non ha davvero prezzo.
La peggiore è Ai eu se tu pego di Michel Telò. Non si sa se sia più ridicola la canzone o la miriade di video che la accompagnano. Andrebbe bene nelle bocciofile la domenica pomeriggio, sentirla di continuo per radio è un supplizio che non ci meritiamo.
The Lady is a Tramp di Lady Gaga e Tony Bennet è la canzone più bella dell’anno secondo me. Al di là della prova d’esecuzione brillante e patinata dell’ormai veterana Lady Gaga, la canzone rappresenta la sintesi del pop classico americano, quello che nasce dallo swing da orchestra e finisce nei grandi palchi dei casinò di Las Vegas. Lady Germanotta fa l’impresa di prendere un classico della musica (cantato e ricantato da centinaia di artisti), masticarlo a lungo e soffiarlo fuori sottoforma di bolle di sapone, finendo per sfidare persino Ella Fitzgerald, con una leggerezza da innamorata.
Da parte sua Tony Bennet, e troverà conferma chi avrà la pazienza di ascoltare l’intero album ‘Duets II‘, dimostra che un artista di 85 anni può stare in classifica a lungo e far divertire il pubblico di ogni età, grazie soltanto a due cose: carisma e voce.
Insomma la regina del pop marketing ha incontrato l’ultimo dei Mohicani dalla voce d’oro, e il matrimonio è un singolo stupendo, da finire nella storia della musica.
Istrice dei Subsonica è invece la più brutta. Non cominciate ad agitarvi, fan dei Subsonica. La vecchiaia è una brutta bestia e non concede sconti all’arte, in nessun caso. Peccato però che l’artista è un bambino egoista e non sa, nella maggior parte dei casi, quando smettere. Istrice è la canzone più moscia e spompata del panorama italiano del 2011, suonata da una band che aveva fatto dei ‘bpm’ la sua cifra stilistica. Non c’è testa e non c’è cuore, solo tanta autoreferenzialità e autocompiacimento. Come succede a quei 40enni che a 20 anni erano bravi e famosi, e ora vogliono solo tirarla per le lunghe.
mar 20/12/2011 da Silvia Tavella
MikeLazzaro 15 anni d successi in Italia e all’estero è pr a dimostrazione d una Signora Band ke cerca d tirarla x le lunghe! “si si hai ragione!” <_<"
ma che cazzo ne vuoi sapere te di musica che al al massimo sei una troia emotiva come le altre devi guardare la qualita nel genere non giudicarla alla cazzo di cane se e un rap ad esempio devi sapere se lo si puo definire rap i gusti poi sono un altra cosa

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Livia! Noemi la più brutta?! Mi ritengo offeso personalmente!