Mario Biondi: talent show? No, grazie, talent album
Mario Biondi: talent show? No, grazie, talent album! Il crooner presenta il suo nuovo album 2011 con spazio a giovani talenti e critica pesantemente X-Factor. “Cerchiamo interpreti o artisti veri? Meglio il mio panettiere”. Ma i talent show servono davvero?

La Ventura? dovrebbe limitarsi a giudicare “il mezzo televisivo“. Morgan? “Invita i concorrenti a concentrarsi sulle vendite”, ma non vende una copia.
Non lesina critiche ad X-Factor Mario Biondi, che oggi arriva nei negozi di dischi con un progetto nuovo ed interessante, per dare maggiore visibilità ai giovani, un talent album: nelle 20 tracce del suo nuovo disco, un doppio cd intitolato Due, infatti duetta con artisti soul e jazz, offrendo largo spazio e visibilità a nomi non ancora noti.
L’album esce oggi per l’etichetta Tattica e con distribuzione Indipendente Mente e Biondi ne approfitta in un’intervista per dire la sua su altre iniziative per gli emergenti, come appunto i tanti esaltati talent show. E suscitare così molti interrogativi sull’effettivo senso di questi programmi.
I talent show fanno bene alla musica? Servono effettivamente ad individuare artisti originali che possano dare un contributo importante al futuro della musica italiana? O sono specchietti per le allodole per i telespettatori e fuochi di paglia per effimeri successi in classifica?
Sono queste le domande che stimolano le sue parole in un’intervista a Repubblica, in cui il cantante catanese non esita a puntare il dito con programmi come X-Factor, che a suo dire starebbero ormai “mettendo in ridicolo” il lavoro degli artisti, che è roba “da professionisti“, non un hobby.
Evidentemente il suo pensiero va allo studio, alla gavetta, ai sacrifici che i talent evitano, forse con non poche conseguenze al livello artistico. Ma non solo. Biondi si domanda: “Cerchiamo interpreti o artisti veri? Se devo seguire X Factor per giudicare un’intonazione carina allora è meglio ascoltare il mio panettiere, che ha un bel timbro ed è anche simpatico“.
Il punto delle sue riflessioni sono insomma la mancanza di attenzione ad artisti completi ed originali, che abbiano loro personalità artistica e non solo una bella faccia o un carattere spiritoso.
D’altro canto già l’anno scorso Mario Biondi aveva affermato che Valerio Scanu fosse stato rovinato dai talent-show: lo aveva definito un “talento pazzesco“, che da bambino ricordava Stevie Wonder, ma poi dopo Amici era stato “costretto” a cantare robe come “in tutti i luoghi, in tutti i laghi…“. Che il pericolo della standardizzazione, tra cover e canzoni ad hoc per le classifiche, sia dietro l’angolo o anche più vicino?
Forse. A questo rischio cerca di rispondere il crooner catanese a suo modo, che nel suo doppio album, in uscita oggi, ha coinvolto tanti artisti “nuovi” o quasi. Nel suo Due in 13 inediti e 7 cover di classe Biondi spazia dal soul alla lounge music, dal jazz a sonorità bossa e latine. Con molti ospiti non ancora noti al grande pubblico, ma di grande interesse, come Walter Ricci, Jeff Cascaro, suo fratello Stevie Biondi (al debutto discografico), l’americana Wendy Lewis, o la cantautrice e pianista Chiara Civello.
Ancora duetta con Giordano Gambogi, co-autore del brano Dreaming, con l’olandese Alain Clark, Andrea Satomi Bertorelli, l’israeliano Sagi Rei, Samantha Iorio. Vahimiti canta con Biondi nel brano r’n'b Do you want me to stay, mentre l’imitatore del crooner Fabrizio Casalino è al suo fianco in Finale in dissolvenza. La canzone d’amore Funny how time slips away vede invece la partecipazione della pop star danese Hanne Boel.
Ma Biondi ha dato spazio anche a musicisti da tenere sotto occhio, che hanno scritto dei brani con lui. Dal mondo del soul e del jazz arrivano coautori come la violinista Luisiana Lorusso, il pianista Claudio Filippini, il batterista Lorenzo Tucci, il percussionista Luca Florian, la sassofonista, ma anche cantante e autrice Cristiana Polegri, Andrea Celestino, il giovane cantautore Daniele Perrino.
Spazio per musicisti da ascoltare anche nelle cover: il sassofonista Daniele Scannapieco ha reinterpretato Where are you di Burt Bacharach.
E’ la prima volta in Italia che viene concepito e pubblicato un progetto del genere; Due segue di un anno l’uscita del doppio disco live Yes You, che è stato doppio disco d’oro, e di due anni la pubblicazione di If, miglior album del 2010 su iTunes e secondo lavoro dell’artista catanese.
“Non tutto ciò che diventa mainstream merita il successo che ha. Allo stesso tempo, a tanta gente bravissima che c’è in giro, non si dà una chance per mettersi in luce“, dichiara oggi Biondi. Speriamo che la possibilità da lui offerta serva a tanti a raggiungere un successo pari al suo.
mar 15/11/2011 da Jole Silvia Imbornone

















